17.12.2019 - Parti cesarei in UE - Anno 2017

Nel 2017 in UE i tagli cesarei, ovvero il parto di uno o più bambini attraverso un'incisione nell'addome e nell'utero di una madre, sono stati eseguiti almeno 1,4 milioni di volte.

I cesarei sono stati più frequenti a Cipro (54,8% di tutte le nascite vive nel 2017), seguito da Romania (44,1%), Bulgaria (43,1%), Polonia (39,3%) e Ungheria (37,3%), e meno in Finlandia (16,5 %), Svezia (16,6%), Estonia e Lituania (entrambi 19,4%) e Francia (19,7%).

l’Italia, con circa il 33,8%, si colloca al sesto posto per parti cesarei calcolati in percentuale sui nati vivi; percentuali maggiori si osservano per Cipro, Romania, Bulgaria, Polonia e Ungheria, al contrario le percentuali più basse sono quelle relative a Finlandia, Svezia, Lituania ed Estonia.

In Abruzzo la percentuale è pari a 34,9% con un minimo nel presidio ospedaliero di Sant’Omero (30%) e un massimo (39%) in quello dell’Aquila.

Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità il ricorso al cesareo per una proporzione superiore al 15% non è giustificabile e quindi un valore superiore a tale percentuale è considerato un indice di inappropriatezza.
Per l’OMS il parto cesareo, rispetto al parto vaginale, comporta maggiori rischi per la donna e per il bambino e dovrebbe essere effettuato solo in presenza di indicazioni specifiche.

In Italia e in Abruzzo, benché il ricorso a tale pratica sia in diminuzione negli anni, i dati percentuali sono più del doppio rispetto al valore consigliato dall’OMS.

Per approfondimenti consultare la News Eurostat.

 

Data: 
17/12/2019
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